Ieri si sono conclusi i primi 50 ANNI di Vinitaly. Ed io ero lì, un anno dopo, ancora una volta. Ma quest’anno, con me c’erano anche Carlo e Gianfranco.

Carlo D’ugo, Sommelier e Patron dell’enoteca “Cantina Castrocielo” di Roma, nonché Ambasciatore Italiano nel mondo, al concorso mondiale del vino di Bruxelles.

 

Gianfranco Maltese, esperto enologo e vignaiolo, dell’ Azienda Agricola Tenuta Maltese di Marsala in Sicilia. Gianfranco è anche fondatore di “Vite nel Vino” e Presidente dell’Ass. Italiana Prelibatezze Enogastronomiche A.I.P.E.

 

Per tre giorni siamo stati “avvinando” calici, abbiamo sollecitato ripetutamente e piacevolmente l’olfatto, il gusto e la vista.

Attenti nell’esaminare caratteristiche, sentori e sensazioni; e cercando, almeno io, di ancorare, nell’anima e nella mente, la meravigliosa energia che questo popolo delle “VIGNE” ti dona gratuitamente.

 

Come sempre, come ogni anno, una magnifica inedita esperienza. Ma quest’anno avvalorata ed arricchita dall’esperto Gianfranco Maltese, che confezionava ogni assaggio con dettagli tecnici, storici e gustativi, tali da rendere magica ogni singola goccia versata.

Un’esperienza resa più costruttiva e produttiva dalla maestria e dalla padronanza di Carlo D’ugo, che interagiva e si rapportava allo stesso modo con vignaioli, sommelier e enologi, aprendo opportunità di dialogo e di business.

 

Ecco questo è ciò che definisco una vera e propria tappa di “Esperienze Soggettive”. Ovvero, una conferma che noi tutti reagiamo alla realtà a seconda del modo in cui abbiamo immagazzinato le informazioni e le rappresentazioni nella nostra mente.

Sì, perché il 50° anno del salone internazionale del vino – che di internazionale ormai non ha più nulla -, qualcuno lo ha vissuto negativamente… solo perché trasformato in palcoscenico e giocattolo mediatico dei politici nazionali: costoro, a turno, hanno fatto la loro incompresa comparsa, mandando in tilt sistemi e organizzazioni.

Ma il principio fondamentale qui è uno: le persone finiscono per soffrire e non godere di momenti unici; e ciò non perché il mondo non sia abbastanza produttivo di possibilità soddisfacenti, ma perché le loro rappresentazioni ne vengono impoverite da eventi esterni. In sostanza, ci si focalizza su ciò che non piace, invece di valorizzare quello che ci piace e ci procura soddisfazione.

Io ho vissuto gli stessi eventi. E anche se non ho gradito le transenne che rappresentavano vere e proprie aree adibite a sequestri di persona…nonché le file interminabili all’ingresso, ho comunque goduto pienamente delle meraviglie italiane, disponibili al palato ed esposte in quei padiglioni…. E non è una questione di “chi fa meglio, tra l’Italia e la Francia”, come ha voluto (e dico “purtroppo”!) sottolineare il nostro Presidente del Consiglio Renzi.

Qui la vera questione è un’altra: ogni viticultore, ogni vignaiolo, enologo e addetto ai lavori ha dato il massimo, superando se stesso, provando a fare meglio degli altri anni. Anche perché, a sentire loro, grazie anche al clima, il 2016 è stato un’ottima annata.

Ed è dall’atteggiamento di questo magnifico popolo delle “VIGNE” che colgo un piccolo suggerimento, uno spunto per chi vuole migliorare le proprie performance personali: focalizzazione, ciclicità e tempo. Tre requisiti fondamentali per ottenere un’ottima vendemmia.

Il focus che dobbiamo dare al nostro cervello è quello di accedere alla nostra capacità innata di porsi obiettivi validi e raggiungibili. E muoversi di conseguenza.

 

La ciclicità, la regolarità, la ripetizione infinita delle cose che ci fanno bene, degli atteggiamenti positivi, che allenano e spingono il nostro cervello a dare il meglio di noi.

 

Il tempo, quello che dobbiamo dare a noi stessi perché le cose accadano.

 

Proprio come nelle vigne, un passo alla volta, un grappolo alla volta, prendiamo in mano la nostra vita, le nostre emozioni, attraverso la qualità delle nostre rappresentazioni.

 

 Vincenzo Liccardi
Il primo Restaurant Coach Italiano

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